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Ho tentazioni di santità

Da giorni penso ad una frase, poi diventata il titolo di uno scritto su P.P. Pasolini e una sua visita presso un frate, la frase è sua, ovviamente (quanto è bello pensare al presente indicativo del verbo essere relativamente ad un enunciato espresso tempo fa da uno che ora è morto, perché quella frase non era sua, ma è sua, trovo questo stupendo, lo trovo escatologico, apocalittico, mistico, frittico) ed è: “Ho tentazione di santità”. Si, “ho tentazione di santità” è bella come frase, e penso di avere avuto anch’io tentazioni di santità. D’altra parte la santità ci è connaturata come il colore dei capelli, ma vi si arriva per sottrazione, la santità è come la musica minimalista, arriva all’essenza dell’essere, tracciandone la linea nel cosmo, questa linea è, appunto, la sua santità e probabilmente è eterna.
Da ciò si deduce che il male che macchia le nostre esistenze sia un di più, un “bene” superfluo, un prodotto di mercato che si aggiunge alle varie cosmesi idealistiche. Tuttavia penso che vi sia una santità diversa da quella dei precetti del magistero cattolico o di qualsiasi altra religione, non a caso Sartre, che a suo modo era sacerdote e papa, e si muoveva comunque dentro un sistema ben codificato, santificava Genet, altri santificarono Lautremont. Ho tentazione di santità. Ho tentazione di vendere tutti i miei averi (nulla di più facile e soprattutto veloce) e mettermi addosso, o meglio, tenermi addosso sempre gli stessi stracci, girare per le strade, per i paesi facendo la carità e accettando ospitalità dalle persone per bene, leghisti compresi, dagli istituti di pia carità e girare raccontando cose e bevendo vino.
Ho tentazione di non fare un cazzo, un benemerito cazzo, si, perché la santità non può mescolarci al commercio del mondo, per essere santo io devo non fare un cazzo, così tutto quello che farò sarà Santo. Voglio combattere il male, in tutte le sue forme, maledire i vigili urbani e i medici di base, strappare alla radice tutti i punti neri, violare senza remore le caverne umide che albergano nelle teste della gente e impiantarvi vigne, per il nuovo vino dell’amore e della fraternità. Smetterei con l’autoerotismo, di guardare siti di biciclette costose, di lavarmi ho già smesso da tempo perché so che l’acqua è la morte dei peccati, ma per ora, voglio caricarmi di peccati, affinché la santità, se e quando ci sarà, sia più evidente, sia come un volo inaspettato da parte di chi meditava da tempo di gettarsi dal ponte sulla Valsugana. Voglio librarmi e liberarmi.
Ho tentazione di santità e vorrei vivere sui colli, su una casetta piccola piccola, ma con riscaldamento (un santo postmoderno non può distrarsi col freddo, queste cose andavano bene un tempo, non ora), non come quella catapecchia che si vede in quel noioso film di Olmi, “cento chiodi” dove il bel Raz Degan fa il verso ai monaci orientali e al Messia, macchissei? Ma per favore…un filosofo di poco più di 30 anni che gira con la bmw cabriolet, maddai, solo un rincoglionito come Olmi poteva partorire certe scemenze pseudo spirituali. Vorrei una vera santità, vorrei mettermi davanti allo specchio e vedere solo quello che sta dietro di me, essere trasparente alla luce, senza contorni, senza definizioni, di genere, specie o di codice a barre.
Non so, è un’idea solamente…

nell’immagine: Cammino di Santiago, le vie spagnole

Pubblicato inFantasy

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