Che fardello pesante la quotidianità,
Camminare fin dal mattino, attraversare le strade, star attenti al semaforo rosso del dovere.
Poi costringersi all’obbligo della sedia, la finestra che rimanda la luce del giorno, poi arriva il sole, devi schermarlo: è forte il richiamo dell’allegria d’estate.
Tirar fino a sera, nell’intervallo dei propri pensieri, dita sui tasti e fogli e penne nere e blu.
Lo scatto del timbro e arrivederci e grazie.
Con modi educati si presenta chi saluta e richiede, va via e arriva l’arrogante, non richiesto occupa la sedia , ti travolge di istanze, domande e pretende immediate soluzioni.
Se ne va blaterando al telefono, certo di aver salvato il mondo.
Anelo a quel vuoto di ore solitarie, solo il ronzio dello schermo, con il telefono fisso ormai polveroso muto, solingo mentre rimetto insieme i pensieri, stilo la nota: latte , pane, quintali di amore, sacchi di carezze e un ritorno a casa ricoperta di dolcezza.


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