
Non sono stato uno sportivo, né un tifoso, gran parte della mia generazione aveva altri “grilli” per la testa, pensava di poter assaltare il cielo.
Così ho sempre preferito le biografie alle classifiche, ai record e ai primati.
Ma ammetto la profonda emozione di queste ore per la morte di Diego Armando Maradona, la stessa che provai per Cassius Clay o meglio Mohammed Alì.
La morte non sempre è una grande livellatrice.
Si fa diversa, si adatta, si piega quando il dolore coinvolge milioni di persone da un capo all’altro del mondo.
Non a caso è stato così per Diego e Mohammed, due grandi e non solo sull’erba o sul ring.
Due campioni che hanno deciso fin dall’inizio dove stare e con chi stare. Hanno fatto una scelta di campo e non solo in senso sportivo. E hanno pagato un prezzo alto che ad altri, a tanti altri non è stato richiesto.
Quelli che hanno scelto il silenzio, la compiacenza, la via più facile, più gratificante, quella offerta su un piatto d’argento dai potenti di turno.
Diego e Mohammed, no.
Sono diventati, loro malgrado, due simboli per intere generazioni a partire dai più dimenticati, dai più diseredati, dagli sconfitti di sempre.
Hanno indicato, a modo loro, una possibilità di rivincita sociale in una partita apparentemente già persa.
Lo hanno fatto, pagandone le conseguenze.
Chi ha visto in loro un bagliore di riscatto, lo ha capito. Non a caso a milioni dai quartieri e dalle periferie più povere del mondo li hanno pianti e accompagnati fino nell’ultimo viaggio.
Eroi senza tutte le medaglie, che pure meritavano, eroi senza guerra, anzi contro ogni guerra.
In queste ore il clamore ostentato e interessato dei media, nasconde il dileggio, lo sfottò sul “folklore dei fans”, ecc., mentre si prepara la grande coperta dell’oblio che tutto dovrà cancellare.
Ma nessuno riuscirà a nascondere la lezione di dignità che avete saputo dare.
Ai potenti non piace perdere e dovevate pagarla.
Siete e restati giganti in un mondo di nani.


… e il dileggio continua anche dopo la morte, un odio inesauribile, implacabile. Si dice ancora, di classe?