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Fumo blu

ovvero: bionde blu lunghe e poca nicotina

Una notte buia nei primi giorni di un’estate strana e indecisa tra notti fredde e giornate afose, dci sono risposte che non hanno domande!
i pensieri vagano liberi ed audaci
indossando calzari senza lacci …
Il cielo padre di poche vaneggianti stelle, si racconta orfano di luci, guida o non che fossero, di luci forza e riferimento per quei cuori marinai preda dei tormenti di una navigazione senza scali.
Corre sul mare delle intemperie ogni rotta al suo destino: bello brutto, disperato speranzoso, afflitto o gioioso che fosse, ogni ragion pura prosegue la sua corsa convinta timoniera di un natante comunque alla deriva.
“ A quanti uomini, presi nel gorgo d’una passione, oppure oppressi, schiacciati dalla tristezza, dalla miseria, farebbe bene pensare che c’é sopra il soffitto il cielo, e che nel cielo ci sono le stelle. Anche se l’esserci delle stelle non ispirasse a loro un conforto religioso, contemplandole, s’inabissa la nostra inferma piccolezza, sparisce nella vacuità degli spazi, e non può non sembrarci misera e vana ogni ragione di tormento. “ (L. Pirandello; ndr )
La coffa della mia ondeggia al moto delle onde di un prato profumato; i piccoli lampioni, lungo un viale in cerca di conferme, aprono orizzonti infiniti oltre un piccolo cancello; spegnerli è solo un attimo di speranza atteso a riveder quelle fate dell’immenso da esse ora offuscate nel riverbero su nuvole frettolose ed ecco che, solo un un metro all’improvviso e sopra i miei pensieri, il gran pavese del dio degli uomini si accende, fantasmagorico miracolo, di mondi innumerevoli a celebrare che: pur fossi solo sulla terra, milioni di miliardi sarebbero, per te le compagnie.
… rifuggono da soste a riposare
soliloquiano discreti tra di loro
volano nuotando tra le stelle …
Un lupo, forse solo un bastardo a chiedere perdoni, ulula e guaisce senza tregua volgendosi ad una luna a far da Cenerentola in attesa del suo principe; non ci sono sorellastre o matrigne in questo cielo di anime alla pesca; la rete dei sogni raccoglie da ogni tetto i sogni sconosciuti di chi, protagonista, se ne alza poi dimentico.
Scorre il tempo dei secondi, rallenta quello dei minuti, sosta nel forzato riposo, quello delle ore, poi, e tutti insieme, corrono via fuggendo da te che resti fermo su quel viale ignaro del seguirli o del lasciarli andare, affascinato come sei da una sirena azzurra che canta il suo incantesimo solo una frazione di eterno sopra le colline.
… strisciano perigliosi tra le ombre
illuminano a giorno notti buie
annebbiano le albe più dorate …
Accendi un’altra sigaretta. Quante sono già in questa sempiterna notte a far da riempitivo tra uno spot e l’altro giornaliero?.
Contarle non ha senso visto e risaputo che sembrano far più danno alla tasca che al respiro.
Bruciano, brillando in un sospiro, pochi grammi di tabacco ed insieme attimi di domani ma gode il polmone di quella nicotina e di un vizio a far da intermediario alla fresca frizzantina melodia che torna, capziosa e fedele amica, nel mnemonico profumo del mare che ti ha tenuto in grembo in quei fottuti nove mesi da cui sei stato scarcerato comunque prigioniero.
… scorticano vette le più gelide
anelano braci le più accese
raggelano cuori all’improvviso …
Non sempre di ferro son le sbarre che chiudono un percorso: “ … è brutto, nascondetelo che lo veda nessuno … “ disse una madre ad un vagito e, raccontandolo scherzosa, forse si fece vate di quel dio a più riprese, padre e carnefice, a divertirsi un tanto al chilo facendo di quel peso, ancòra ed àncora, di una chiglia il rollio tra l’azimut di un maroso ed il suo infimo più basso prima del suo sprofondo: comunque e sempre di nuovo a respirare.
… resuscitano le anime disperse
un passo dopo l’altro a perseguire
un percorso atteso verso il cielo …
E mentre lassù, limite tra finito ed infinito, moltitudini di fuochi d’artificio rendono a Dio quel che è di Dio in una gloria che non si può negare, la tela di due sdraio si flette nella brezza della memoria; un padre corrucciato stringe la mano di una madre pensierosa e rattristata: “ … che fai figlio ti sei arreso … ? “.
Guardi le due ombre la cui aura brilla come questa alba che celebra il suo trionfo; ne provi quella gioia estemporanea di chi ha ricordato il proprio sogno; di chi parla ai propri affetti tanto più intensamente quanto più essi sono lontani : “ … mai madre, tu stessa mi insegnasti che è nel dolore che si diventa uomini e tu padre mio non ti crucciare perché ci riabbracceremo un giorno, ma non è ancora l’ora! “.
… coperta sogno idea e desiderio
a fare di una via quel cerchio
che sia inizio e fine all’infinito!.
S’afferma l’azzurro in divenire mentre il cobalto fugge via; tremolano le desiate ombre in un abbraccio ed un bacio che, carezze antiche, danno più forza ed adrenalina di quanto mai possano fare tutte le droghe di un mondo infame e, così e per questo oggi, si continua la navigazione che prima o poi il porto, quello giusto, accenderà il suo faro e sarà chissà quando …
finalmente l’approdo nella tua terra promessa!

Pubblicato inGenerale

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