Sono belle le mezze stagioni, perché sai cosa hai appena lasciato ma non quello che arriverà.
Sono una specie di sorpresa della Natura, che sa stupirti in primavera come in autunno con colori memorabili e giornate splendenti o uggiose, ma in ogni caso da vivere.
Oggi, sola in modo inconsueto, avevo voglia di uscire. Di godermi un breve momento di libertà, come ai vecchi tempi!
Speravo nel sole di mezzogiorno che ad Ottobre può ancora riscaldare, il corpo e l’anima è proprio il caso di dire.
La campagna era deserta, silenziosa e quieta.
Percorrevo la solita stradina in mezzo alla radura, ormai spoglia del grano estivo, in cerca di un posticino dove fermarmi: un vinello, un panino…
Il solito posto non era aperto per l’ora di pranzo.
Foglie piccole e gialle cadevano dagli alberi bassi al ciglio della strada sul parabrezza: una pioggia zafferano mi sembrava un’ottima occasione per gustare ancora l’atmosfera, carica di speranza per il momento in cui avrei gustato il tepore rassicurante della mia maglia di lana volgendo gli occhi chiusi al cielo.
Ricordavo un baretto, poco distante, accogliente , con davanti un gazebo dove poter stare all’aria aperta.
Arrivata, non l’ho riconosciuto: poco curato, le foglie ammucchiate nell’umidità rimandavano un senso di trascuratezza e i tavoli, tutti vuoti, erano cosparsi di cenere e macchie da tempo non pulite.
Con circospezione, ho ripreso la macchina e me ne sono andata.
A pochi chilometri, ne ho riconosciuto un altro, ma anch’esso… chiuso.
Girata la vettura, ho ripreso la via del ritorno, verso casa.
Non volevo lasciarmi andare alla tristezza e alla delusione.
Mi dicevo che in fondo era bello il paesaggio e che l’assenza, assordante, della vita, era una rara opportunità per un sabato tranquillo e in solitaria compagnia.
Gazze eleganti muovevano il loro volo e si rincorrevano, un gatto ha attraversato la strada…
Forte del mio proposito, non abbattermi, in cucina ho mangiato in fretta uno spuntino, guardando dalla finestra un orizzonte desolato.
Poi, per prolungare il momento magico, ho preso in mano il libro che da un po’ mi sono proposta di leggere: sarà una coincidenza, ma anche Drogo, il protagonista de “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati, era partito pieno di entusiasmo per raggiungere la Fortezza Bastiani.


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