finché le mie dita sulla tastiera
premeranno tasti neri, cercherò di colorare di bianco l’azzurro del cielo.
Credo siano stati due minuti interi, il tempo in cui, alla stazione di Padova, oggi, non si è sentito nulla, non si è mosso nulla, come se quel tempo non fosse stato mai.
Seduto sulle sedie lungo il primo binario, alla mia destra due punkabbestia, con cane al seguito, più pulito lui di loro, i calzini di lei, per la gioia di ogni feticista dei piedi, lasciavano intuire che il color gorgonzola attuale doveva essere la traccia di un bianco antico, i capelli di lui erano belli, come tanti aculei piantati nell’aria.
Alla mia sinistra una donna con il cellulare in mano, stava lì, seduta, senza fare niente, il cellulare come un anello al dito.
Sull’altro binario c’era un ragazzo alto, in pantaloni corti e con una camicia a quadri, rossi. La visuale si estendeva fino al sesto binario, non c’erano treni in sosta nei primi sei.
La voce dall’alto parlante aveva smesso di parlare, non annunciava nulla, non c’era nulla da annunciare. Nessuno parlava. I punkabbestia boccheggiavano guardando il cane che guardava me, la tipa col telefono piegava la bocca in una smorfia, il tipo con la camicia a quadri guardava in alto.
E il tempo si rapì da sé, portandosi via tutti i suoni, lasciando solo i colori, come in una foto.
Un’eternità priva di movimento, forse per lasciare al tempo il tempo di percorrersi in ogni momento della storia. Un silenzio assurdo nella stazione del nord est, dove c’eravamo tutti, ma eravamo altrove.
I punkabbestia boccheggiavano guardando il cane che guardava me, la tipa col telefono piegava la bocca in una smorfia, il tipo con la camicia a quadri guardava in alto.
I punkabbestia boccheggiavano guardando il cane che guardava me, la tipa col telefono piegava la bocca in una smorfia, il tipo con la camicia a quadri guardava in alto.
I punkabbestia boccheggiavano guardando il cane che guardava me, la tipa col telefono piegava la bocca in una smorfia, il tipo con la camicia a quadri guardava in alto.
I punkabbestia boccheggiavano guardando il cane che guardava me, la tipa col telefono piegava la bocca in una smorfia, il tipo con la camicia a quadri guardava in alto.
I punkabbestia boccheggiavano guardando il cane che guardava me, la tipa col telefono piegava la bocca in una smorfia, il tipo con la camicia a quadri guardava in alto.
Poi la voce annunciò l’arrivo di un freccia rossa da Trieste e il tempo ripartì.
nell’immagine: foto tratta dalla mostra Tempo Fermo, i luoghi dell’abbandono


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