Di te mi resta fisso nella memoria un fermo immagine.
Una donna, minuta, giovane, accasciata a terra in un lago di sangue, sente che la vita la sta lasciando e cerca con lo sguardo, intorno a sé, gli occhi di un bambino, il suo.
Un’anima innocente, colpevole di aver avuto in dono un padre che prima gli ha donato la vita e ora, in un gesto di follia omicida, la sta togliendo a sua madre. E lei lo cerca dappertutto, mentre il suo respiro si fa sempre più affannoso, gli occhi si chiudono, le si riempiono di lacrime. Forse pensa ancora una volta che la colpa è stata sua, se avesse accettato il suo destino di infelicità invece di ribellarsi per rincorrere la libertà, forse tutto questo non sarebbe accaduto. Lei crede che sia colpa sua, lo ha sempre creduto, tutti glielo hanno fatto credere.
Non devi parlare, devi stare zitta, non c’è un’anima che ti ascolti, non c’è tempo per niente e nessuno, tutti presi dai loro guai. E tu, piccola donna, hai tenuto per te i tuoi. Hai nascosto a tutto il mondo i lividi sotto i maglioni e quelli ben più invisibili del tuo cuore. Hai smesso di vivere, ti sei annullata per volontà altrui.
La piccola donna ora è a terra e cerca gli occhi di quel bambino, non vuole andare via senza la certezza che non abbia visto nulla, che non abbia sentito, che non ricorderà nulla perché è ancora piccolo e, forse un giorno qualcuno gli racconterà la verità. Ma non ora. Ora deve poter diventare grande nel modo più sereno possibile.
Lo cerca con gli occhi ma non lo trova, non lo sente piangere, dove si sarà nascosto terrorizzato. Non può andare via con questo rimorso. Non può pensare a ciò che sarà dopo di lei dei suoi figli, quando torneranno a casa e lei non ci sarà più.
Di te ho fisso questo fermo immagine e il suono delle sirene delle ambulanze impazzite che quella mattina si rincorrevano davanti casa mia. Le ho sentite, ho sentito l’angoscia salire su per la schiena, ho intuito a qualcosa di terribile, mai avrei immaginato a ciò che accadde in quella fredda mattina di gennaio.
Tu, piccola donna dai grandi occhi di cerbiatta andavi via, trafitta da trentasette coltellate, ammazzata crudelmente dall’uomo che avevi amato, che diceva di amarti.
La tua unica colpa si chiamava libertà.
contributo creativo alla Giornata contro la Violenza sulle donne, 25 Novembre 2020
tutti i contributi sono pubblicati a questo link https://contame.org/25-11-2020/


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