“E’ pronta la pizza!” Il marito-papà è soddisfatto come se avesse appena concluso un contratto per la fornitura di piastrelle a un intero condominio, invece sta chiamando la sua famiglia per gustare la pizza che ha impastato, guarnito e appena sfornato. Ecco arrivare per prima, a passo di danza, la sua bella figlia sedicenne: ha appena terminato la lezione scolastica online e, con i suoi auricolari bluetooth, ascolta la musica. Sorride ed è allegra come non mai. Poi arriva la moglie, ancora un po’ sudata dopo aver fatto ginnastica in salotto grazie ai videocorsi in diretta web che sta tenendo la sua personal trainer preferita. E’ in forma come una ragazzina. Ultimo arriva il figlio più piccolo, 12 anni, con il telefonino ancora in mano: stava chattando con gli amici. Non appena sono tutti seduti a tavola con la pizza quattro stagioni in bella mostra, si fanno insieme un selfie che ognuno di loro immediatamente posta sui propri profili social. Che bella famiglia, diranno gli amici!
Il lockdown ci ha fatto bene, pensa sorridendo il marito-papà. Prima della pandemia era troppo impegnato a causa del lavoro, la figlia era sempre immusonita e se ne stava chiusa in camera sua, la moglie stressata tra lavoro, casa e palestra, e il più piccolo si faceva i fatti suoi quando non ne combinava di tutti i colori.
Adesso eccoli lì, insieme, una famiglia ritrovata.
Verrebbe quasi da ringraziare il virus, pensa il marito.
Grazie Covid!
Ci hai permesso di riscoprire i valori che contano: l’obbligo di quarantena ci ha rinchiuso in casa, ma ha concesso inaspettate opportunità, come coltivare pomodori sul terrazzo, guardare tutte le serie di Netflix e seguire un corso di pittura online. Possiamo stare tutti dalla stessa parte, pensa mentre taglia la pizza, mettere via polemiche e individualismi. Dobbiamo solo rimanere chiusi in casa ad aspettare che la tempesta passi: andrà tutto bene, è scritto su un cartello colorato che suo figlio ha appeso al balcone. Anche i nonni hanno imparato a usare whatsapp e a videochiamare i nipoti. Persino gli insegnanti ora usano la tecnologia! E’ quasi incredibile. Da questa esperienza usciremo migliori, soprattutto grazie alla connessione WI-FI, alla rete in fibra ottica super veloce che ci permette di navigare senza limiti nel mare infinito di internet. Per fortuna in famiglia abbiamo un contratto All inclusive con giga illimitati, spiega il marito-papà, con quattro telefoni di ultima generazione pagabili a rate, sim comprese, un tablet e pure il telefono fisso.
Fuori dalla porta di casa regnano il caos e la paura, ma dentro, tra queste quattro mura, il mondo è un posto bellissimo.
La famiglia felice è da sempre in quarantena, fin dai tempi del mulino bianco. Da quella casina tutta bianca papà, mamma e i due figli non sono mai riusciti a scappare, bloccati nella pubblicità. Ora non mangiano solo merendine, ma sono anche iperconnessi.
“Ok, adesso basta con quella maledetta televisione. Spegnetela per favore!” urla Sandra alzandosi dal tavolo della cucina.
La pubblicità è finita.
Ha le occhiaie scure e i capelli in disordine.
“Sto cercando di lavorare e con il volume così alto non riesco a concentrami!” Maledetto smart working, pensa fissando il pc. Cioè in realtà non sarebbe male lavorare da casa, se almeno funzionasse la rete e non ci fosse tutto quel casino. Giacomo è sdraiato sul divano a testa in giù con le gambe sul poggiatesta. Anche in quella posizione assurda riesce a giocare con la Playstation, e tiene il volume della musica troppo alto. Gioca alla Play sempre, in particolare durante la DAD perché quei tonti dei prof mica se ne accorgono che lui non segue. Basta essere presenti all’inizio e poi scollegare la webcam. Facile! La sua camera da letto è diventata una sorta di bunker dopo un attacco nucleare. L’esplosione ha sparso ovunque calzini, mutande, magliette, carte stropicciate e oggetti non identificati. Preserva solo un angolino intatto che serve come sfondo per l’inquadratura quando è costretto ad accendere la telecamera, se i prof insistono.
Fantastica la didattica a distanza! E in più la ministra ha già detto che tutti gli studenti saranno promossi. Jessica, invece, alterna momenti di depressione nera per l’isolamento forzato e la sospensione della sua vita sociale, a deliri narcisistici in cui si scatta decine di selfie ritoccati con Snapseed: non vuole certo che i suoi amici vedano i brufoli che le sono fioriti sulla pelle perché si ingozza di cioccolata tutto il giorno.
“Non funziona niente in questa casaaaaa!” urla la ragazza. Troppi dispositivi collegati in contemporanea. “Che sbatti, mamma. Rompi un sacco!” risponde alla madre che si lamenta del letto disfatto da giorni. “Che senso ha sistemare le lenzuola se devo viverci sopra da mattina a sera? Non si può uscire, non si può fare nulla, tanto vale…”
Intanto Marco, il marito di Sandra, in cassa integrazione per la pandemia, sta correndo come un criceto impazzito sulla ruota tra sala, cucina e balcone: pensa di fare una mezza maratona in casa. Gronda di sudore e si riprende con il cellulare tenendosi in collegamento con i suoi amici runner che corrono come lui nelle loro prigioni domestiche.
Qualcuno in quei giorni ha tentato anche una fuga da Alcatraz in solitaria per raggiungere l’argine del fiume deserto, ma è stato avvistato dai droni e multato.
Altro che Orwell!
La realtà supera l’immaginazione. E poi è finito pure il lievito di birra, introvabile. Il nonno, purtroppo, è ancora ricoverato e di lui si hanno pochissime notizie: è disperso in uno spaventoso limbo oscuro.
Dal balcone dei vicini penzola un cartello con disegnato un arcobaleno sbiadito, ma non si legge più la scritta.
Qualcuno ipotizza che fosse “Il Grande Fratello ti osserva… ma non ti salverà”.


Sotto una patina innocua e semplicemente descrittiva la storia lascia una sensazione urticante: icastica e provocatoria, scritta benissimo, con uno stile esperto che ti coinvolge è un esempio di scrittura sostanziosa ed allo stesso tempo leggera. Complimenti.