Un Uomo di campagna aspetta giorni ed anni per poter entrare. Ma non ha il coraggio di farlo.
E’ timoroso dei guardiani di tutte le sale, ma in particolare del primo, in realtà il meno potente.
Egli non gli impedisce l’accesso, gli dice solo che non è il momento giusto, che non glielo può concedere, e lo avverte del pericolo, delle prove che lo aspetterebbero se decidesse comunque di farlo.
La porta è infatti aperta e da quella si può intravedere la luce, la luminosità, lo splendore che emana la Legge.
Ma l’Uomo di campagna si siede…
Quest’uomo, così come il guardiano, rappresentano simbolicamente ciascuno di noi, quando non siamo abbastanza audaci da voler conoscere e preferiamo passare il tempo a consumare la nostra esistenza attendendo o vigilando.
La luce fa paura nella sua bellezza, tuttavia, seppur inerti, siamo convinti che prima o poi sarà anche nostra.
L’Uomo di campagna muore senza vederla.
“Davanti alla legge” è un racconto di Kafka, dalle atmosfere surreali.
Non si sa precisamente di quale Legge si parli, potrebbe essere quella divina o rappresentare il valore delle cose umane e terrene.
Aperta è l’interpretazione.


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