Quella mattina il sole picchiava forte. L’aria era ferma e stranamente senza alcun profumo. Non pioveva da settimane, da quando un temporale quasi assassino aveva portato via persino i bulbi dei fiori recisi al finire della scorsa estate e nulla era più rimasto, eppure stranamente si vedeva in lontananza un arcobaleno multicolore.
Quella mattina si andava al mare.
Più per bisogno di refrigerio che per rito d’estate. Senza entusiasmo, senza quella emozione d’anima che invece lo aveva accompagnato. Tranne lei la bambina dagli occhi grandi, neri come la notte ed illuminanti come il sole a mezzogiorno.
Lei nuotava felice nel mare. Come una sirenetta gioviale saltava fuori dall’acqua urlando e ridendo e quelle risa le avrebbe portate nel cuore e riascoltate quando sarebbero stati lontani.
Arrivarono che era già tardi. Il mare era calmo, senza un’onda, stagnava. Così diverso dall’ultima estate quando la marea si alzava e si abbassava senza sosta, ora le onde lambivano la riva altre volte invece sommergevano la testa, il viso e tutto il corpo. Era cambiato il mare.
Nessun rumore di gabbiani, di sciabordio d’acqua, di risate.
Eppure quel mare lo aveva amato davvero.
Adesso lo guardava e gli sembrava di non riconoscerlo.
Non ne sentiva più il profumo di sale e di sabbia insieme. Si accostò appena sfiorandone la riva senza provare il desiderio di tuffarcisi dentro, senza la bramosia di sentire l’acqua scorrergli addosso inondandolo di brividi.
Non si chiese nemmeno come fosse possibile. Non gli rivolse alcuna parola tranne un cordiale saluto con la mente ed il cuore e si che invece ne aveva spese un tempo e non poche. Lo guardava in maniera fuggevole, era proprio cambiato.
Di certo gli ultimi (e) venti l’avevano plasmato e levigato bene rendendolo certamente forse anche più bello da vedere ma come un qualunque bel mare, un bel panorama. Gli sembrava avesse perso quel colore e quel profumo d’antico e buono che ricordava. Improvvisamente sentì il bisogno di andare via. Gli mancava la sua terraferma, l’asfalto caldo, le pareti bollenti dei muri della sua città che stranamente al solo guardarli provava pace e refrigerio.
Gli mancava il sorriso quotidiano della sua gente, le sue pause profumate di caffè e di buono, quegli incontri fugaci e muti ma soprattutto sinceri che a volte si concedeva.
Il mare stanca ma soprattutto tradisce. Mentre sembra sia calmo e tranquillo improvvisamente inizia ad agitarsi e travolge ogni cosa lasciando un senso di vuoto e di sgomento.
Più lo guardava più non lo riconosceva. Gli sembrava ostentasse una sorta di pace apparente. Tra quelle piccole onde mosse appena da un vento leggero, che di li a poco sarebbe mutato ancora, gli sembrava di scorgere un sorriso sornione come a compiacersi del suo nuovo apparire.
Tirò un sospiro di sollievo ed alzandosi in piedi per riprendere il suo cammino non potè fare a meno di pensare che “tra lo scoglio ed il mare alla fine vince sempre il mare” e questa volta aveva vinto davvero.
Si fece scoglio e lasciò che l’ultima onda gli scorresse addosso.
L’acqua quel giorno non era calda e neppure fredda.


Sii il primo a commentare