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Dislessie cromatiche

Dislessie cromatiche della seconda decade del terzo millennio

E tu mi chiedi ancora com’erano i semafori di alcuni anni fa.
Il rosso era l’attesa, durante la quale mi si gonfiavano le vene del cervello, il momento in cui i miei pensieri, finalmente incatenati, potevano riflettere su sé stessi e lanciare un granchio d’ombra sulla strada del ritorno a casa, verso l’una e tre quarti.

Il rosso era un pensiero improvviso dedicato alla persona che desideravi vedere, toccare, mangiare famelicamente, per poi morire d’indigestione, con lei dentro la tua panza.

Il rosso era la musica alzata a tutto volume perché tutti sentissero che la tua auto era come il brodo primordiale, sporca e piena di vita.

Il giallo era qualcosa da sfidare, la trasgressione impunita dell’ordine imposto, era il salto sopra un crepaccio, erano i secondi in cui un pilota d’aerei da guerra decideva della sua vita o della vita dell’altro. Era la mano dentro alla scollatura, per anticipare l’ora del decollo, era la **** (gioia) da lambire prima che tornasse ad essere secca.

Il verde era la fine di tutte le attese, di tutti i sogni ad occhi aperti, delle promesse, dei riflessi sugli specchietti, era il ritorno alla corsa, cieca e sorda, prima, seconda, terza e occhi sulla strada.

Se arrivavi al semaforo e trovavi già verde quasi t’infastidivi, da una parte lo spirito del navigante se ne rallegrava perché gli evitava la sosta forzata, tutta una serie di predisposizioni tecniche, che interrompevano il viaggio, dall’altra però il semaforo aveva vinto, non si lasciava affrontare, come un nemico che, mentre sei pronto ad attaccare, di colpo disperde le fila e issa bandiera bianca, la tua preparazione alla battaglia diventava solo tempo perso.

Il verde era la rinuncia alla **** (gioia) per raggiungere la ****(gioia) , la sclerosi di un desiderio.

Ma oggi i semafori sono solo killer in agguato, non hanno più il dignitoso portamento del nemico di un tempo, oggi i semafori compiono azioni terroristiche: colpirne uno per educarne cento.

E le rotonde non sono l’eliminazione di un nemico storico, ma solamente l’ennesimo atto di terrorismo imperialista, che spezza la mente prima del corpo, la totale asessualità della strada, siamo diventati eunuchi del traffico e dei sentimenti, ma con l’aria condizionata e il tom tom.

Pubblicato inFantasy

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