Sono emozionato, e l’emozione è una congerie di sentimenti che sgorgano dai ricordi, e abbiamo ricordi perché abbiamo memoria.
Ho molto mondo, molta strada dietro le spalle, e in tutti i posti in cui sono stato ho scoperto le tracce di tanti sognatori come noi, oppure ho incontrato donne e uomini che sono una sorta di prolungamento dei nostri sogni, perché anche noi sogniamo i loro.
Sì, non c’è possibilità di dubbio: i sogni sono la massima espressione dell’internazionalismo, del desiderio di rendere globale, planetaria, quella giustizia sociale che è la sostanza di tutti i sogni.
Luis Sepulveda, Il potere dei sogni , 16 aprile 2002
C’era una volta un giovane, ancora un ragazzo: i suoi sogni coloravano le sue giornate e le sue notti.
Era un tempo in cui era facile sognare. Perché alla mattina – dopo una notte passata a sognare – incontrava altri ragazzi e giovani che sognavano le stesse cose e si muovevano tutti insieme per portare il mondo, tutto il mondo, a godere della realizzazione di quel sogno collettivo.
Era iniziato tutto a scuola: quando era davvero solo poco più di un bambino.
Al liceo, in quarta, in quella traversa di Via Cilea a Napoli. Vennero davanti alla scuola all’orario di uscita e lasciarono volantini e qualche giornale. Il giorno dopo era indetto uno sciopero perché un popolo lontano lottava contro il più potente stato del mondo. E non era giusto lasciarlo solo in quella lotta così impari: le voci di tutti, da ogni parte del mondo, si sarebbero dovute levarsi per incitare quel popolo asiatico, fatto di piccoli uomini e piccole donne e piccolissimi bambini che dalle fotografie sembravano spauriti e sorpresi.
La mattina tornarono. Prima che la campanella suonasse. E dicevano in coro: “oggi non si entra! è sciopero! tutti in piazza!”
Si vergognò di dirlo agli altri che lui di dove fosse quel paese non aveva la minima idea. Meno che mai ne parlò a casa: era certo che non sarebbero stati d’accordo.
Si mise a studiare. Comprò tutti libri che portavano il nome di quella regione del mondo in copertina. Era davvero un sognatore: solo nei sogni la “verità” si trova nei libri, lì a portata di mano.
Leggeva e sognava che non solo quel popolo lì, ma tutti i popoli oppressi si sarebbero ribellati, avrebbero combattuto ed alla fine vinto.
Qualche anno dopo, il 1° maggio del 1975, quel ragazzo era alla testa di un piccolo spezzone di corteo con tanti bambini, giovani donne e ragazzi come lui, allegri e con gli occhi dei “sognatori” incalliti, tutti dietro ad uno striscione con il nome di un quartiere di Napoli. Lo slogan che a fila a fila, a mille a mille tutti gridavano, quel primo maggio, nelle piazze d’Italia ed in tante piazze del mondo, era: “Saigon si chiama Ho-chi Min”.
Davide aveva vinto. Golia aveva abbandonato precipitosamente, il 30 aprile, la capitale di quel paese lontano: il Vietnam si era scrollato di dosso il dominio americano.
Lui pianse per tutto il tragitto del corteo, senza darlo a vedere, senza apparire, così come era, travolto dall’emozione, dalla felicità e da un turbinio di altri sogni che chiedevano con forza di essere sognati.
C’era una volta un giovane uomo che abbraccia una piccola creatura. Sono passati pochi anni da quel corteo, da quell’emozione, da quella felicità. Adesso che il suo cuore si è allargato, il sogno si è fatto più preciso, più circostanziato, “più domestico, più umile”, a portata di sguardo: avrebbe fatto di tutto perché sua figlia potesse vivere in un mondo più giusto, più pulito, più pacifico.
Guardo dopo quarant’anni quella fotografia, mentre sono chiuso in casa, da sessanta giorni, per sfuggire ad un virus e per qualche anno in più da vivere in un mondo orribile. Mi manca l’audacia – che come diceva Sepulveda è l’alimento necessario per sognare – per immaginare che l’Uomo smetta di avvelenare acqua, terra e cielo, di smontare i letti degli ospedali per costruire macchine da guerra, di abbattere foreste, di sciogliere i ghiacci, di estinguere le specie animali e vegetali e di generare, con una febbrile attività suicida, virus sempre più potenti dai quali difendersi barricandosi in casa.
La morte di Luis Sepulveda è solo l’occasione per piangere su tutto questo. La morte di quel sognatore che aveva scritto un libro in difesa della diversità e di esaltazione della solidarietà al quale si sono ispirate le fantasie di tutte le mie figlie ed i miei nipoti.
Dopo tanto sognare: che mondo consegno loro?
Posso solo trasmettere un sogno, sperando che loro trovino l’audacia di sognarlo ed il coraggio di viverlo da subito nelle piccole cose, nel rispetto dei deboli e nella difesa degli umili, nella ricerca della giustizia e nel rifiuto dell’oppressione.
C’era una volta un sogno. Cerco un sognatore.
nell’immagine: l’autore con la sua prima figlia Verena, 8 agosto 1979


Bellissimo Pier, letto tutto d’un fiato, che immaginavo, conoscendoti ma che non avevo ancora “sentito”.
Un tuffo nel passato dove i ricordi intrecciano le discussioni, le litigate , i gesti , le mazzate (prese logicamente) in difesa della giustizia, dei più “piccoli”. Un modo di ragionare, una intrinseca necessità… un sogno. Da tramandare, almeno quello, ai propri figli e avere la gioia di costatarlo di averlo fatto.
Al quel corteo, per i vicoli della amata Napoli, c’ero anch’io con la stessa emozione con la stessa felicità nel cuore… anche se dalla mia poltrona il 17 marzo 2020.
Puoi lasciare piu di un sogno, amico mio: puoi lasciarli tutti. L’ho capito una mattina di qualche anno fa, eravamo seduti all’aperto di un bar di Roma, mi parlavi della militanza, delle lotte, del futuro. Ascoltavo, sicuro che tutti i racconti fossero molto di più che sogni passati. Va tutto scritto, tutto lasciato. A condizione di non rinunciare, di continuare a sognare, e motivi per farlo ne abbiamo entrambi.
Caro Ernesto, benché debba sperare nel futuro, sono legato ai miei sogni. Essi capitano casualmente e , poiché ho avuto un passato più che sereno, quando arrivano mi fa un gran piacere. Non li cerco, sono loro che cercano me
Un abbraccio x ora virtuale
Beppe
Davvero molto bello!
Mi ha commosso poi quella foto con Verena, scattata…l’altro ieri..