Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quand’è l’ultima.
Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso.
L’ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso
e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute.
Italo Svevo
L'”ultima sigaretta” di Svevo assomiglia molto alla mia.
Fumare è un rito e c’è sempre un’occasione per smettere di farlo ed una per ricominciare.
Anni fa visitai a Trieste una mostra su questo scrittore e il suo rapporto con il fumo.
Erano molto interessanti quelle scatole di sigarette, sigari e fiammiferi che avevano costellato la sua vita.
Naturalmente non si trovano più in commercio, perciò ecco come anche il vizio è potuto diventare storia e sublimarsi in letteratura.
Mi dicevo: “eccone un altro, un altro uomo al mondo che non ha potuto farne senza; eppure, guarda un po’ come ha saputo servirsi della sua nefasta debolezza per raggiungere un certo successo!”.
Insomma, tutto può diventare un alibi per darsi altre chance, per non premere troppo l’acceleratore verso il momento dell’ultimo tiro.
Oggi è una giornata troppo dura, ieri ero molto felice, domani…
Ma sì, troverò il modo anche domani per giustificare questo atto di estremo venefico benessere.
Come quando mi nascosi piangente per aver sostituito all’unica felicità della mia vita, così l’astinenza me la faceva vedere, uno sterile cerotto imbevuto di nicotina. Che tristezza!
“Se smettere rende così infelici, perché farlo?”, mi chiesi.
E quindi, dopo mesi di sacrifici, traditrice amica mia, c’eri ancora tu!
Ti annienterei se potessi! Ti sopprimerò appena potrò!
Casomai, farò come Ettore Schmitz…


Sii il primo a commentare