Camminavo lungo la banchina di legno
Che nel buio della notte sembrava portare
Dritto al centro del lago, al centro di qualcosa
Chiamato assenza di te, eppure ero al centro.
Come l’ultimo uomo sulla terra, guardavo quelle luci,
Dove immaginavo non ci fosse più nulla, più vita,
solo luci, ad illuminare stanze vuote e strade deserte.
Una nota mi squarciava la gola
lasciandomi cenere sulla bocca
un pensiero deflagrava in testa
come un razzo sulla città.
A Berlino, la notte non è diversa da come ti aspetti, ma certo promette
Un pensiero italiano distante da te.
Da Wansee vedevo le luci della città, come spettri riempiti
Coi tuoi occhi straziati, tagliati, tritati apposta per me.
A Berlino sapevo benissimo che giorno era, sapevo benissimo
Che saresti rimasta dov’eri fino alla fine, per sempre, di quelle luci.
A Wansee mi piaceva stare, mi piaceva bere e scrivere, come un’idiota
Che si era perso da solo.
Da Alexander Platz fino all’angelo pare di arrivarci in un baleno
Invece l’angelo non lo tocchi mai,
le macchine dell’est coi loro omini imberrettati,
che non ti cagano manco di striscio,
Mi guardavano curiose, non ero un turista.
E guardavo l’angelo, sperando di arrivarci,
era una meta, l’unica che potevo permettermi.
A Kreutzberg presi un panino con wurstel e senape
E una birra, pensando:
“c’è forse qualcuno che guarda le mie mosse, che racconta la mia storia,
ora, in questo momento, che mi filma, che parla di me?”
A Berlino c’è stato un film, ma tu non l’hai mai visto,
ed era stupendo perché c’ero io.
A Wansee guardavo il filmato cercandoti tra gli spettatori,
proprio là, al centro del lago.
Berlino
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