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Bella da morire

Glielo diceva sempre il suo Marco, e lei si compiaceva di quell’amore assoluto, di quel sentimento così esclusivo che si beava del suo viso, del suo corpo, del suo tempo.
Carla era davvero bella ma aveva tante altre doti che la distinguevano, era una ragazza dolce, disponibile e tanto vitale. Trascorreva il suo tempo studiando e facendo volontariato in un ente pubblico della sua città. Mario studiava ingegneria e presto si sarebbe laureato al Politecnico di Torino. Quando s’innamorò di Carla la distanza notevole tra le due città lo tormentò al punto che pensò di abbandonare tutto e tornare vicino a lei. Fu proprio Carla a dissuaderlo. Lo spronò a perseverare, a laurearsi per avere un futuro migliore assieme. In questa storia tutto potrebbe sembrare perfetto; un amore giovane, fresco, vivace, spontaneo. Nella realtà non era così. La gelosia tormentava Mario, gli faceva elaborare pensieri molesti, ossessivi. Cominciò a odiare la bellezza della sua ragazza, quel suo spendersi per gli altri, l’avrebbe voluta rinchiudere e tenere solo per se. Un tormento continuo, un amore che faceva male. Intanto Carla viveva la sua solita vita, comunicava con Carlo e le raccontava le sue giornate. Non avvertiva niente, era convinta di quell’amore. Quando Marco tornò per le vacanze estive lo vide strano, triste, ma pensò fosse stanco e non capì, dai suoi discorsi, che era lei la causa di quel cambiamento. Le cose tra loro cambiarono quando Marco le chiese di smettere di fare volontariato, al suo deciso no, Marco reagì male, la coprì d’insulti e poco mancò che non la schiaffeggiasse. La ragazza tornò a casa spaventata ma quando suonarono alla porta e un fattorino le consegnò un magnifico mazzo di fiori, si addolcì e perdonò quello scatto d’ira. La parola “ perdono “ s’insinuò sempre più spesso nel loro rapporto. Altre volte Marco perse la calma e altre volte Carla lo perdonò. Quell’amore così bello si stava deteriorando ogni giorno di più. Carla non obbediva alle richieste di Marco e lui reagiva male, sempre peggio. Quando lei capì che quel suo amore era diventato soffocante, totalitario, disse a Marco quelle parole che lui non voleva sentirsi dire. – E’ meglio finirla qui, non sono disposta a fare come vuoi tu – Per Marco quelle parole erano una sentenza, una vita senza Carla. Non era accettabile, Carla era sua e sua sarebbe rimasta.
Non pianificò nulla, non cercò armi, chiese solo un abbraccio. La strinse a se, la baciò come faceva sempre, poi le sue mani diventarono una morsa attorno al suo collo. La uccise beandosi della sua bellezza, le tolse la vita guardandola morire.
Carla è mia disse ai carabinieri che lo arrestarono su sua chiamata, mia e di nessun’altro.

contributo creativo alla Giornata contro la Violenza sulle donne, 25 Novembre 2020

tutti i contributi sono pubblicati a questo link https://contame.org/25/-11-2020/

Pubblicato inDonne

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