Camminammo lungo quella strada assolata. Non passava anima viva, una macchina ci superò strombazzando. Avevamo invaso la carreggiata, storditi dal caldo e dalla stanchezza. Mi afferrasti per le spalle e ci trovammo distesi nel campo, tra l’erba un po’ pungente sotto le gambe e gli insetti che volavano intorno.
Credo che finimmo addormentati, entrambi poco dopo. Mi sentii strattonare da una mano e aprendo gli occhi vidi il volto rugoso di un uomo anziano che ci sollecitava ad alzarci. Cotti dal calore barcollando ci allontanammo, mentre l’anziano ci mandava benedizioni agitando le braccia. Non ci restava che fare autostop sperando di arrivare in città prima di sera. Ci posizionammo a debita distanza ad aspettare il passaggio di qualche anima buona. Poco dopo arrivo’ un furgone verde, sgangherato e alla guida un uomo grosso con un maglia che trasudava. Ci chiese dove andavamo e poi ci fece sistemare dietro. Mise in moto e con un rumore di ferraglia, ci allontanammo. Ci guardava dallo specchietto e come avesse le domande sulla punta della lingua, ci fece un interrogatorio che sfociò in intervista. Ci avrebbe chiesto ancora se io a quel punto gli intimai di fermarsi. Ma proprio qui! esclamò l’uomo sudato come una spugna. Ed io afferrai la maniglia abbandonando di corsa il furgone. Ci abbracciammo ridendo, finalmente arrivati.
Autostop
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