Vai al contenuto

All’Esso

Per questa poesia, scritta quasi 11 anni fa, nel 2011, si ringraziano per la disponibilità alle citazioni che nessuno coglierà i signori: Guido Ceronetti, Arthur Rimbaud, Dylan Thomas, una parte di letteratura chassidica, quella che ho letto e William Blake, oltre che naturalmente il vecchio distributore Esso con bar connesso.

All’Esso vorrei dire che

sono perplesso, circonflesso, ORMAI genuflesso, eppure…

sono circospetto anche nell’aspetto proprio mentre aspetto un

dispetto esattamente a me dirimpetto.

Le foche danzano nella mente, si sbattono solennemente in cerca di una luce demente,

eppure

sono qui.

Non ho la pazienza dell’arrostito e nemmeno di burro mi ungo il capo, triplice dannato perché triplicemente benedetto, come un frutto della parola e-sangue.

Mi serve il sale nel mezzogiorno d’occidente perché mi serve dare un senso alla circonferenza del piatto, e il senso è:

Che le foche nel loro avvenire sono ancora cariche di una gioia che io non conosco né mai conoscerò.

Mentre aspetto, perché sempre aspetto, un nutrimento ad effetto, guardo i gomiti dei bifolchi appoggiati al bancone e penso:

Che le foche siano maledette perché benedette.

E mentre il vento di un quasi ottobre, con gelide dita, punisce i miei capelli, chiudo la finestra ai rumori della notte, come un padre che lascia fuori di casa suo figlio. Ho di meglio da fare; cullare i miei vuoti dentro binari di musica e sfondare dighe che trattengono cazzate senza produrre nient’altro che noia.

nell’immagine: dal film Dylan Dog vittima degli eventi

Pubblicato inPoesia

Sii il primo a commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *