Di nuovo il virus al centro dei pensieri
Cosa fare e soprattutto che prospettiva avere
Il 21 luglio 2020 i nuovi positivi, cosiddetti ‘contagiati’, erano 129. Al 31 agosto 2020, 996. Un po’ di più del solito, ma in media con i mesi estivi. Al 30 settembre il dato era di 1.851, con i nuovi positivi che iniziavano a crescere. Poi dai primi ottobre, una crescita esponenziale. Ben 2.548 il 1 ottobre, 3.678 il 7, 7.332 mercoledì 14, 15.199 il 21, 21.994 il 27 e 24.991 il 28 ottobre. Sono questi i dati che osservo, preoccupato, sul sito del Ministero della Salute. La fonte più attendibile fra tante notizie, video, fake news e indicazioni, che arrivano dappertutto. Dove ormai ho imparato a districarmi fra ‘attuali positivi’, ‘dimessi/guariti’, ‘deceduti’, ‘totali casi’ e ricoveri in terapia intensiva. Fra tabelle, grafici e andamenti.
Un disastro. Che ansia. Quanta preoccupazione.
Con esperti che litigano fra di loro. Le fazioni dei ‘negazionisti’ che sostengono l’inutilità delle chiusure e delle modalità di distanziamento (mascherine, distanze e altro) e invece i ‘catastrofisti’ che sottolineano l’escalation dei numeri.
Cosa fare? Da essere umano, genitore, professionista e persona con una serie di impegni lavorativi e sociali, ritorno alle mie paure, ai dilemmi e alle mille domande. Quale futuro ci attende? Mi ha colpito proprio il titolo (‘Alla ricerca del futuro’), di un articolo di un settimanale specializzato, che provava ad analizzare cosa ci attende. Con Milano di nuovo al centro del contagio, come già scritto su questo blog ai primi di marzo. Una situazione abbastanza omogenea nel mondo, con l’eccezione positiva della Cina e proprio di Wuhan, da dove era partito tutto. E dove leggendo le ultime cronache, la mascherina non serve più. Con una serie di testimonianze, dove, sembrerebbe, che seguendo la scienza e una serie di iniziative, si è preso in mano la vicenda Coronavirus, specie dai tecnici, con indicazioni univoche, subito prese sul serio e alla lettera.
Nel frattempo, specie di notte, assalito di ansie, mancanza di sonno e preoccupazioni, mi risuona nelle orecchie la canzone del – per me – mitico Vasco Rossi.
“Eh già, sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua, ci vuole abilità. Eh già. Il freddo quando arriva poi va via. Il tempo di inventarsi un’altra diavoleria. … Ormai io sono vaccinato, sai. Ci vuole fantasia. E allora che si fa? Eh già. Riprenditi la vita che vuoi tu. … La notte ha da passà. Al diavolo non si vende. Io sono ancora qua. Eh già …”
Mi sembra un bel manifesto di quello che sto passando. Penso e spero proprio che ‘la nottata passerà’, (ndr. adda passà ‘a nuttata, o meglio, come si legge nel testo, ha da passà ‘a nuttata, famosa frase contenuta nella commedia “Napoli milionaria”).
Sembra la fine del mondo, ma noi siamo ancora qua.
E come cittadini, genitori, professionisti abbiamo il dovere di ‘inventarci un’altra diavoleria’, col ‘freddo che arriva e poi va via’. Proprio col ‘cuore che batte più forte’, con la ‘vita che va e non va’. Con il lavoro che parte, poi si stoppa. Le lezioni programmate, revisionate e poi bloccate. Un continuo stop and go. Il calcio – altra mia attività professionale – che riprende, poi solo allenamenti e poi di nuovo tutti fermi. Con ‘l’anima che si pente’, ‘al diavolo non si vende’, al limite ‘ si regala’, con la ‘rabbia nel cuore’, chissà se saremo vaccinati (ndr. io sono scettico sul nuovo vaccino e soprattutto dubbioso se farlo!), ma soprattutto provando a ‘riprenderci la vita che vuoi tu, che va e non va, più o meno, su per giù’. Ma noi ‘siamo ancora qua’. A raccontare storie sul blog. A provare di fare qualcosa. A essere di esempio e forza a figli, adolescenti, ragazzi, rinchiusi di nuovo a casa, fra dad (didattica a distanza), serie di Netflix, senza più allenamenti, vita sociale, contatti e uscite. Mi sento in colpa per loro, per essere una generazione che non è riuscita a migliorare il mondo, ma peggiorarlo. A non riuscire a dare un futuro o una prospettiva. Cosa lasceremo alle prossime generazioni? Mi assale un senso di sconfitta, con gli anni che passano e la situazione che peggiora.
Ultimamente scherzo con gli amici e promotori di questo blog.
Grazie a loro, sto riscoprendo la voglia di scrivere.
Quasi come una sorta di sfogo liberatorio, che mi riempie di stimoli, adrenalina e speranza di andare avanti. Grazie alle necessità di mio figlio che ha iniziato il liceo classico, ritrovando il latino e il greco, ho ripreso a leggere qualcosa fra traduzioni e compiti. Una recente amicizia in parrocchia, mi pungola per dimostrare le rispettive conoscenze e mi sfida nei vecchi ‘certamen’. Che per noi, vecchi studenti del liceo era una sorta di gara, per accertare (certamen) le rispettive competenze nelle lingue arcaiche. Insomma tutto ciò mi porta a chiudere questa storia-sfogo, con una citazione di Marco Aurelio, che da poco mi è tornata sotto gli occhi e che ho collegato alla mia ricerca di un eventuale futuro:
“… tutto ciò che sentiamo è un’opinione, non la realtà. Tutto ciò che vediamo è una prospettiva, non la verità”.
Per continuare a vivere, goderci, gustarci ogni attimo che la vita ci regala, declinata nei sentimenti, negli affetti, nella famiglia, nei valori in cui crediamo, nelle conoscenze, nelle relazioni, nel lavoro e in tutto quello che ci capita.
Eh già, sembrava la fine del mondo, ma sono, siamo, ancora qua, ci vuole abilità … Al diavolo non si vende. Io sono ancora qua. Eh già …


Un eclettismo culturale che ti fa onore: da Vasco a Marco Aurelio, passando per i numerosi contenuti dei quali sei esperto. Eclettico anche come attività e impegni professionali; spazi dalla finanza e i suoi algoritmi al 4-3-2-1 dei sistemi di gioco del pallone. Una vera risorsa per il gruppo, un amico intelligente ed un autore di qualità. In questa storia, infatti, sai esprimere quello che è in tutti noi in questi giorni dominati dall’incertezza e quando si riesce a dare voce ai sentimenti e ai pensieri di tanti si coglie nel segno. Bravo, complimenti!