I pomeriggi autunnali a Roma sono lunghi e noiosi e la sala dove mi trovavo alternava la luce di una estate agonizzante con una improvvisa oscurità minacciosa di pioggia.
Era comunque il periodo in cui si limano le ultime relazioni sui candidati della mattinata appena esaminati o si da spazio alla preparazione della relazione da tenere il giorno successivo. Lo squillo del telefono a quell’ora era insolito. Risposi. Il telefonista mi invitava ad aderire ad una richiesta di appuntamento. Sarebbe stato opportuno che rispondesse il capo. Il quale non ne vuol sapere; si tratta – mi disse con un sospiro – del Dott.Giancarlo Leone il figlio dell’ex Presidente della Repubblica.
Era diventato per me una routine rispondere dove gli altri scappavano. Come il colloquio con le donne che era stato affidato esclusivamente a me. Al mio interlocutore telefonico confermai la mia disponibilità a riceverlo in giornata stessa e così fu. Si presentò sorridente e dall’aspetto mi sembrò più giovane dell’età che dichiarava.
Chiamai la Segretaria per sapere se eravamo in possesso di precedenti sul nominativo: la risposta fu negativa.
Le domande, contrariamente alle nostre rispettive posizioni, erano poste da lui a me. Voleva essere messo al corrente su come funzionava la Scuola di formazione per dirigenti bancari. Io invece insistevo nel conoscere le motivazioni che lo avrebbero spinto fino a Via Dolci. Poi non so per quale motivo il discorso cadde sui tempi per lui felici quando pattinava allegramente nei saloni del Quirinale.
Non dovetti reagire al meglio se cambiò subito discorso.
Eravamo nel 1982 ed il libro della Cederna “La carriera di un Presidente della Repubblica” sembrava ancora d’attualità.
In questo libro si narravano storie di allegre e raffinate serate dei figliuoli del Presidente con attrici più o meno famose. Nonché si dava voce a pettegolezzi mai accertati e sicuramente falsi sulla condotta della bellissima ed intelligentissima Donna Vittoria madre di tre ragazzi vivaci che approfittavano della loro posizione privilegiata.
Insomma finì che ci salutammo quasi amichevolmente ed io mi impegnai nel portare a conoscenza della richiesta la Direzione del Personale ovvero il Capo del Personale.
Il Presidente Leone si era dimesso sei mesi prima della scadenza del mandato e precisamente il 15/06/1978, cioè quasi 4 anni prima di questa inattesa visita. Come si sa, era stato accusato sia per il suo modo molto partenopeo di apparire negli incontri pubblici – le corna con la mano agli studenti universitari o le amate canzonette napoletane cantate nel pieno di una cena internazionale – ma sopratutto per lo scandalo Lockheed del 1976. Allora si disse per aver ricevuto favori in danaro sui velivoli Usa con il nome in codice di Antilope Cobbler.
Naturalmente solo qualche anno prima di morire fu del tutto scagionato e si misero in evidenza le sue capacità giuridiche di avvocato, di studioso e per i suoi libri di diritto principalmente sulla Procedure Penali ormai in uso in tutte le Università Italiane.
Ero sul punto di portare a conoscenza il mio Capo sul colloquio quando mi arriva una seconda telefonata.
Era niente di meno che Donna Vittoria, la moglie dell’ex Presidente.
Naturalmente tutti evitarono di rispondere compreso il mio Capo, noto uomo di sinistra che certamente non amava la Famiglia Leone. Così risposi io con tutto il coraggio che avevo.. Diciamo subito che Donna Vittoria Michitto apparteneva ad una delle famiglie più in vista di Napoli, il padre medico famoso e ricco e Lei una delle donne più belle d’Italia.
Alta, prosperosa, lineamenti da donna di classe, intelligente e colta come in quel tempo era difficile vederne. Aveva, nel periodo politicamente attivo del marito, suggerito molte leggi che favorivano sul lavoro le donne ed era la prima famosa moglie di Presidente a ricevere il nome di First Lady. Si racconta che in una cena internazionale – quando il marito non era ancora Presidente – capitò a tavola di fianco all’allora già Presidente degli Stati Uniti d’America Kennedy. Si sa che il Presidente americano aveva un debole per le donne sopratutto quelle belle ed intelligenti. Così cominciò a fare un po’ di corte a Donna Vittoria dicendo:
“Allora Lei sarebbe la moglie dell’Onorevole Leone? Cosi si spiega il motivo di una carriera così rapida, avere una moglie così carina”.
La risposta non si fece attendere: “Presidente si vede che lei conosce poco o niente mio marito. Non è stato informato circa la sua intelligenza e cultura.”
Fui molto cortese a telefono e la Signora si scusò per aver disturbato, ma lei era una madre e si preoccupava dell’assenza di Giancarlo. I tempi – mi disse – sono pericolosi per tutti, la sera i ragazzi dovrebbero essere a casa in giro tra destra e sinistra ci sono giovani ribelli che usano armi come se fossero in guerra e poi le bombe che sono una vera e propria vigliaccata.
Io dissi di stare tranquilla che il figliuolo era appena uscito e sarebbe rientrato alle Rughe al più presto possibile. Mi consigliò nel rientrare in Albergo di non avvicinarmi alle fontane che è il luogo preferito per mettere le bombe. Trascorse più di mezz’ora, Lei aveva il piacere di parlare, ormai da tempo faceva vita quasi solitaria e vedeva poca gente. A me non dispiaceva sentire la voce ed i discorsi materni delHuffingthonla donna che avevo sempre apprezzato per la sua bellezza e per il suo modo moderno di essere una prima donna. Ancora oggi ricordo volentieri il suo modo garbato di parlare ed i consigli da madre di famiglia che mi dava pur non conoscendomi di persona. La ricordo volentieri e con piacere.
nell’immagine: Giovanni Leone e la consorte Donna Vittoria da Huffington post


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