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ACefalo II bis (dal 2005)

Che poi, a ben guardare, oltre a tutto un mondo cosciente di se stesso, esiste di sicuro qualcosa che ha radicato la sua esistenza in un paio di scarpe vuote, il che è esattamente agli antipodi, e quindi per ragionevole simmetria perfetto, di qualcosa che stava precisamente sul collo.

Da una dimestichezza antica con la matematica possiamo a priori dedurre che dall’uno discendono i molti e che quindi, per l’intransitività implicita di una logica formale umanamente definita, non è possibile tornare allo zero, e questo ragazzi è di sicuro una grandissima speranza per chi abbia un mutuo da pagare, una vita da ricordare, un morto da pregare o un vivo da scaldare.

Ripeto “non è possibile tornare allo zero”, non è possibile tornare appunto, perché lo 0 non è il punto di origine di nulla, lo 0 è lo 0, punto e basta, quindi, ammettiamo pure il ritorno e però arrendiamoci di fronte al fatto che nessun 0 ci potrà mai dare giustizia, se si torna, si torna da dove si è partiti, altrimenti non si torna.

Mi sento meglio. Però, ora, che mi sento meglio, posso pensare che, se tanto devo ritornare, conviene prendermi avanti con l’impegno, quindi dovrei cercare di tornare andando avanti, ovvero, dovrei, detto in soldoni, posticiparmi, ecco, tutto è qui, come diceva il papà di Dylan Dog, Thomas Dylan: “nascita, copula e morte, tutto è qui, tutto è qui”. Ecco la necessità del posticiparsi allora, il posticipo di me stesso diventa l’impellenza che dalla metafisica dell’intransigenza si cala nella quotidianità della demenza e quindi nella figura dell’angelo sfigato. Ma sfigato perché? Perché egli ha ancora sembianza d’uomo, ha la testa, ha il peso, egli è ancora peso e soggiace alla legge della gravità.

nell’immagine: Dylan Dog sposa Groucho

Pubblicato inFantasy

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