I tulipani sono troppo eccitabili, e’ inverno qui,
guarda quanto ogni cosa sia bianca, quieta e innevata.
Imparo la pace, mentre si posa quieta a me vicina
come la luce su questi muri bianchi, questo letto, queste mani.
Non sono nessuno; niente a che fare con le esplosioni.
Ho dato il mio nome e i vestiti alle infermiere
la mia storia all’anestesista e il mio corpo ai chirurghi.
Sylvia Plath, I tulipani
Cavalcare i colori della vita e della morte, delle emozioni coinvolgenti e della pace sterile.
Cercare una realtà dematerializzata, dove tutto è bianco, e fuggire la falsa eccitazione del rosso tulipano, che promette e non mantiene, ferisce.
Vivere in una stanza di ospedale, dove tutti si muovono come gabbiani, automi spinti dal bisogno.
Trovare la quiete, libera finalmente da fardelli emotivi troppo pesanti e vincolanti.
Gettare in mare un nome, un indirizzo, gli affetti e annegare gli oggetti per essere pura.
Non i fiori che respirano, ma lenzuola bianche asettiche e compiute.
Ricercare la perfezione e diventare sasso, dove l’acqua scorre, levigando.
Mise a dormire i suoi bambini, preparò il latte per la loro colazione ed infilò la testa nel forno.


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