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4 maggio: tempo di traslochi

A Napoli scadevano gli affitti e le famiglie facevano armi e bagagli per sistemarsi in altre case.

I miei nonni da sposi avevano costruito una palazzina a due piani e nei tempi cupi della guerra affittavano gli appartamentini che non usavano.

Mia nonna un giorno ha aperto la porta ad una giovane coppia, innamorati ma spaventati, in fuga. I due giovani le hanno raccontato della loro storia malvista dalle rispettive famiglie e della loro decisione di scappare. Mia nonna non ha chiesto loro nulla, si è fidata del loro volto sincero e disperato e ha dato loro un tetto dove dormire.

In quella casa si sono succedute tante storie di umanità e di miseria.

Ricordo ancora tre fratelli, due donne e un uomo, attempati che mia nonna fece sistemare al piano terra.

Queste persone erano stati figli di un ricco signore caduto in disgrazia insieme a tutta la famiglia. Non possedevano più niente, se non la gentilezza e la bontà d’animo. Offrirono il loro lavoro per poter vivere e con grande umiltà si prestarono ad aiutare mia nonna e mia madre in casa.

Don Francesco riparava di tutto dalle nostre biciclette alle ante del portone, era un uomo buono dagli occhi tristi.

Una volta con mia sorella ci siamo improvvisate baby sitter di un neonato affamato ed urlante, eravamo poco più che bambine.

C’era questa coppia di ragazzi venuti da Sciacca in Sicilia.

Lui lavorava, lei aveva appena avuto un bambino.

Un giorno siamo andate a vedere il bimbo e troviamo lei a letto, ammalata e il piccolo che reclamava il cibo.

Non ci siamo perse d’animo ed abbiamo cucinato la pappa al bambino!

Quella è la casa sulla ferrovia, la casa che contiene i respiri, i sospiri, i pianti e le risa di tutti quelli che vi hanno abitato.

Quella casa è l’abbraccio materno della mia nonna, la sua accoglienza e l’amore per il prossimo.

nell’immagine: il “4 maggio a Napoli”, foto da Napoli sparita, Paola Scalvini

Pubblicato inGenerale

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